Solo uno schianto più acuto nel cuore.
Perso, non più contatto, più niente se tutto cambia in un istante.
In guardia e costantemente fuori controllo.
Perso, non più certezze, più niente. Il vuoto accorcia le distanze.
In fuga e costantemente pronto allo scontro.
Il buio rappreso dentro te, le conseguenze ruvide,
l'errore riflesso in un lampo è un taglio che resta a fondo se...
..se riesci a sopravvivere, ma tutto ora è fragile e spento.
"Altra pausa in cui si ascoltano i messaggi di auguri dei fans e si riapre il palco in versione “moderna” con una completa immersione nei pezzi più recenti, partendo da “Ratto” (che rende meglio dal vivo che su CD) e spingendo verso i territori cyberpunk di “Aurora sogna” e quelli medicinali-onirici di “Depre“. Il pubblico è costantemente richiamato da Samuel che si muove come animato da una forza misteriosa e rimbalza costantemente da un lato all’altro del palco sfiorando mani e chiamando la folla a tenere il tempo, e così il pubblico continua a sfrenarsi sotto le note di “Liberi tutti“, “Il diluvio” (dove Samuel chiama tutti ad un enorme salto collettivo che fa tremare il palazzetto) e “L’errore“.
Ma siamo sempre al compleanno di “Subsonica” e come 15 anni fa la band esegue la cover del pezzo dei CCCP“Tu menti” tra lo stupore generale e pochi “vecchietti” che la cantano a memoria. Finito il momento memorabilia, si riparte con “Colpo di Pistola” e con la bellissima “Istrice“, dedicata alla città di Bologna."
L'unica ambizione che hai è stare in piedi,
con un suono in testa che buca i pensieri,
occhi rossi lucidi senza paure, adesso, adesso.
Tutto il resto da ballare fino a Benzina Ogoshi. Dove sono tutti esplosi. Come una bomba ad orologeria. Sembrava non s'aspettasse altro. Tutti con la faccia cattiva. Tutti con la voce cattiva. Uno sfogo collettivo, un'incazzatura collettiva. E poi, il finale.. il finale con Nicotina Groove. Non poteva esserci miglior finale. Assolutamente no. E poi ancora, il mio finale. Torniamo in città, birre a catena schiantati nella celebre piazza Verdi. Fino alle quattro di mattina. Fino a che le palpebre e la schiena hanno retto e le gambe non hanno cominciato a camminare da sole verso casa. Ho iniziato a spogliarmi dalla porta d'ingresso per arrivare a tuffarmi sul letto e non muovermi più fino a poche ore fa.
Mi sono svegliata con un ritmo nelle orecchie e il sole che mi batteva in faccia.
Si sveglia che fa buio ormai d'abitudine.
La notte le regala un'aria più complice.
Detesta il vuoto dei rumori della realtà, Aurora sogna.
Ma col volume a stecca può sopravvivere, Aurora sogna.
3 commenti:
sei ancora di più il mio idolo dopo questo post :)
Ian Gillan - nga
Addirittura:D
si :)
poi quando ti farai offrire quel caffé a Bologna be'... ti farò una statua :P
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