martedì 22 novembre 2011

Mio padre

Mia madre mi guarda e mi dice che sono "tutta papà". Ho i suoi stessi occhioni scuri, lo stesso sguardo duro e carico. La stessa aria "tenebrosa", dice mia mamma. Ma io ci scommetto che è anche un po' quello che l'ha fatta innamorare. "Siete due orsi. Tali e quali, padre e figlia!". E noi ridiamo sempre in sincrono quando lo dice. Mio padre è uno di quegli uomini con la faccia un po' stanca, che a guardarlo così in superficie sembra ti intimi di andar via che non è mai giornata. E' un musone, fondamentalmente. Come me. Mamma mi racconta spesso, quando entriamo nell'argomento, di quando sono nata. Lui non ha mai amato i bambini, niente coccoline e ciuciuciù alle creaturine altrui; Lei, un amore spropositato per questi esserini, scuola magistrale e ora un part-time in pediatria a far tutt'altro che la maestra, ma sempre in mezzo a cucciolini. E aveva timore per come avrebbe potuto affrontare la paternità. Insomma, uno che in 25 anni scarsi prese in braccio solo sua nipote mezzo secondo con neanche troppo entusiasmo, diciamo che non sembrava il candidato ideale per diventare papà. Ma chi è che ha detto che un figlio ti cambia la vita? Mi ricordo un giorno in cui arrivò con uno scatolo enorme. Era alto quanto me. E c'erano dentro le gioie di ogni bambino: caramelle di ogni specie, cioccolatini, ovetti, patatine, lecca lecca, zuccherini.. non avete idea. Avevo cinque anni circa e mi ricordo ancora quell'espressione. E mi ricordo tutte le espressioni di tutti i giorni in cui, tornando da lavoro, rientrava a casa con qualcosa per me. Adoravo i peluche e ne ho scatoloni pieni di ogni forma e dimensione. Ogni giorno c'era qualcosa per me. La domenica zompettavo nel lettone e mi mettevo a cavalcioni sulla sua schiena e quando non mi dava retta per continuare a dormire, aprivo i cassetti della cucina e mi arrampicavo al mobile per prendere i cubetti di ghiaccio. L'uso credo sia noto. Mamma ci scattò una foto una domenica e la tengo ancora come una delle più belle. Ho sempre avuto un bellissimo rapporto con il mio papà. Mi ha sempre dato fiducia e ha sempre sostenuto le mie scelte. Volevo andare ad una festa con gli amici più grandi? Mentre mamma sbraitava come un'ossessa, lui mi diceva di sì. Mi metteva alla prova e io lo sapevo. Credo di averle superate tutte senza parlarne troppo. Ci capiamo. C'è una specie di equilibrio statico tra fiducia e rispetto. Quando mia madre scoprì che fumavo, come era ovvio, lo raccontò a mio padre. Lui si girò verso di me e rivolgendosi a lei disse:" Ha 20 anni, le abbiamo insegnato tutto quello che dovevamo. E' in grado di gestire la sua vita e se non lo è, non c'è niente che puoi farci adesso. Vuole fumare? Bene. E' una sua scelta." e poi, verso di me:" Però, bella di papà, se ti vedo io con una sigaretta in mano, te la spengo in un occhio." Non era deluso, era consapevole e un filino contrariato. Ma capiva. Lui ha sempre capito tutto. Conosciamo i paletti che abbiamo attorno, anche se non ce li siamo mai raccontati. Fa le domande che può fare e non ci sono risposte sconvenienti. E soprattutto, non ci sono domande senza risposte. Noi parliamo anche nei silenzi. Le nostre telefonate durano poco, ma sappiamo tutto ciò che c'è da sapere.

Fin quando abitavo con i miei genitori, il pomeriggio, appena dopo pranzo, facevamo la siesta insieme. Dieci minuti di chiacchiere e sfottò e il tempo di addormentarmi con la testa sulla sua spalla. Un bel ricordo fotografico. Lo facciamo ancora quando vado a trovarli. E adesso c'è anche mia sorella. E' il momento padre-figli più intenso della giornata ed è bello, molto.

I figli restano sempre bambini per i propri genitori. Forse qualcuno fa finta di no, ma in fondo in fondo è così e non c'è proprio niente da fare. Credo che mio padre abbia preso consapevolezza che la sua primogenita fosse cresciuta quando ho compiuto 18 anni. Lui è un cacciatore. Quella mattina era uscito ancor prima dell'alba per prender posizione. Mi sono svegliata e ho trovato un suo sms sul cellulare. Pensavo fosse uno di quei messaggi del gestore che ti avvisano che tizio ti ha provato a chiamare. Invece no. Era proprio un suo messaggio. Lungo forse quasi sei pagine. Penso sia stata la prima, e attualmente anche l'unica volta, in cui abbia espresso a parole tutto ciò che un padre di bello può dire. C'era scritto tutto quello che le carezze sui capelli, i regali e i baci della buonanotte di quasi vent'anni, avevano voluto dire nel silenzio. Quel giorno quando tornò, sembrò invecchiato di dieci anni. Aveva una bimba grande adesso. Ma solo per quel giorno.

Ora che non vivo più con loro, viene sempre lui a prendermi in stazione e si legge così chiaramente negli occhi tutta la mancanza, che ogni volta che arrivo mi commuovo forse più di quando riparto. Ed è bello vederlo sempre giovane e contargli qualche capello bianco in più. E non raccontarci troppe cose, perché quelle più importanti le sappiamo già. In fondo, tra orsi, ci si capisce.



Trent'anni ci separano o, forse, c'e il timore in te di non trovare piu la forza 
d'essere al mio fianco se gli ostacoli mi fermano. 
Ti sembrera incredibile, ma piu ci penso, piu m'accorgo che assomiglio proprio a te. 
E non sai come vorrei che la forza non ti abbandonasse mai per averti qui e non arrendermi mai. 

Tivogliobene. 

15 commenti:

Anonimo ha detto...

...Fede, mi hai quasi commosso

>RycaRebel ha detto...

Non so chi tu sia, ma lo prendo come un complimento. :)

Anonimo ha detto...

Anche tu su blogger? :) Ti seguo volentieri, comunque bellissime parole davvero! Molto toccanti!

>RycaRebel ha detto...

Heilà :) Ciao Serena! Sì, ormai anch'io sono (ri)tornata qui.. Splinder dava troppo i numeri ultimamente e la notizia della probabile chiusura mi ha dato un motivo in più per cambiar piattaforma.

Grazie mille! Torna pure quando vuoi..intanto ti seguo anche io ;)

Capitan Spaulding ha detto...

Felice per te, io in 32 anni con mio padre ho condiviso solo una mezza giornata nel lontano 86. Poi per il resto nulla, anche perchè ebbe la geniale idea di abbandonare casa per un'altra donna, ma meglio cosi, meglio crescere soli che con uno stronzo in casa.

sVelaTa ha detto...

che belle parole....

Pentesilea ha detto...

♥ Che tenerezza

DigitalAngel ha detto...

Mi sono commosso. Tu sei fortunata. E tuo padre lo è ancora di più. Sarebbe piaciuto anche a me avere un rapporto del genere, ma conto che possa succedere in futuro..ovviamente quando sarò padre io.
Io, che non amo i bambino e in 25 anni ho preso in braccio solo una volta un bambino, e con neanche tanto entusiasmo.

>RycaRebel ha detto...

@Capitan Spaulding:
Non so, ma io mi ritengo fortunata, molto fortunata ad avere di qualcosa di così prezioso fra le mani. E mi dispiace davvero che tantissime persone non siano riuscite o non riescono a conoscere cosa si prova. Potessi farti questo regalo, te lo farei. Tutti lo meriterebbero.

>RycaRebel ha detto...

@sVelata:
Grazie mille :)

>RycaRebel ha detto...

@.aRianna:
Sì, vero :) Grazie!

>RycaRebel ha detto...

@DigitalAngel:
Sei, come sempre, di una dolcezza disarmante. Te lo auguro con tutto il cuore :)

Ferro ha detto...

In genere i post con rischio di glicemia alta li salto a pié pari. Il tuo l'ho letto, e mi è piaciuto. Dev'essere la storia degli orsi.

>RycaRebel ha detto...

Bé, questo è il massimo del melenso che posso offrire. Non sono messa proprio male, credo.

morfea ha detto...

non ho molto da dire...forse perchè con mio padre le cose non vanno come devono andare, ma tantè.

era mia madre il filo conduttore, il pacificatore fra due caratteri così simili da far paura...ed infatti, ora che manca lei, oggi ci scorniamo a piè sospinto.

mi hai commosso.
vorrei avere questo pure io un giorno.

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