C'erano unghie affilate e fiori di cristallo.
E ragnatele argentee fissate al soffitto cadevano in cordoni intrecciati
a reggere le spalle di un corpo inerme, venereo, sinuoso, morbido.
Nella sua nudità, il segreto di quelle forme,
la brillantezza di quei capelli neri che carezzavano ogni centimetro di pelle.
Fiele e carte false.
Seduta, così, in quella stanza vuota.
Occhi scuri e vitrei, meduse danzanti.
Souvenirs di altri mondi.
C'erano specchi e pareti cadenti.
E graffi scavati nel sangue. Amaranto.
Ricordava di sogni plumbei e di risvegli avvelenati.
Seduta così, in quella stanza vuota.
Mani abbandonate alla gravità.
C'erano unghie affilate che scavavano solchi nell'aria fredda.
Le ciglia rimanevano immobili, gli occhi aperti a cercare veglia in un mondo dormiente.
Pensieri come serpi, sibili assordanti e pelli dismesse di false certezze.
Tra le gambe reggeva una clessidra, a segnare il tempo di uno spasmo.
E di un altro. E poi di un altro ancora.
E ragnatele argentee fissate al soffitto tenevano in cordoni intrecciati
le spalle di quel corpo madido che non cadeva e non scivolava.
C'erano fiori di cristallo frantumati da voleri inesistenti, da bellezza abbandonata, da convinzioni dissolte,
da forze evaporate, da pensieri fuggiti, da speranze incatenate, da voglie represse,
da ego violentato, da parole non dette, da occasioni perse, da storie non vissute,
da sapori non scoperti, da odori dimenticati, da corpi allontanati, da cuori infranti e promesse non mantenute.
Souvenirs di altri mondi, quelli che non hai voluto vivere.
E ragnatele argentee fissate al soffitto cadevano in cordoni intrecciati
a reggere le spalle di un corpo inerme, venereo, sinuoso, morbido.
Nella sua nudità, il segreto di quelle forme,
la brillantezza di quei capelli neri che carezzavano ogni centimetro di pelle.
Fiele e carte false.
Seduta, così, in quella stanza vuota.
Occhi scuri e vitrei, meduse danzanti.
Souvenirs di altri mondi.
C'erano specchi e pareti cadenti.
E graffi scavati nel sangue. Amaranto.
Ricordava di sogni plumbei e di risvegli avvelenati.
Seduta così, in quella stanza vuota.
Mani abbandonate alla gravità.
C'erano unghie affilate che scavavano solchi nell'aria fredda.
Le ciglia rimanevano immobili, gli occhi aperti a cercare veglia in un mondo dormiente.
Pensieri come serpi, sibili assordanti e pelli dismesse di false certezze.
Tra le gambe reggeva una clessidra, a segnare il tempo di uno spasmo.
E di un altro. E poi di un altro ancora.
E ragnatele argentee fissate al soffitto tenevano in cordoni intrecciati
le spalle di quel corpo madido che non cadeva e non scivolava.
C'erano fiori di cristallo frantumati da voleri inesistenti, da bellezza abbandonata, da convinzioni dissolte,
da forze evaporate, da pensieri fuggiti, da speranze incatenate, da voglie represse,
da ego violentato, da parole non dette, da occasioni perse, da storie non vissute,
da sapori non scoperti, da odori dimenticati, da corpi allontanati, da cuori infranti e promesse non mantenute.
Souvenirs di altri mondi, quelli che non hai voluto vivere.
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