giovedì 4 agosto 2011

Talvolta la spina arreca più dolore che la spada

Ti ho presa così candida, avvolta nella plastica

e ti ho cambiato nome, non sentirai dolore.



C'erano giorni in cui mi si leggevano sogni negli occhi. Lo ripeto sempre, mi viene in mente in mente guardando certe foto. Non le cerco, mi trovo quegli scatti davanti e mi taglio il viso di gocce salate trattenute con ogni forza, mai forte abbastanza da spingerle indietro.


Ti ho strappato quel cuore di stoffa, l'ho cucito sopra la mia bocca

e ora sei la mia bambola, cucita nella plastica.



Un pezzo d'argilla, da modellare a piacimento, da lasciar sciogliere tra le mani, da perdere in piccoli pezzi durante la manipolazione. Odore di terra. Odore di materia prima da plasmare a proprio gusto e piacimento.


La tua bocca era un fiore di carta, il mio bacio una melagrana aperta

che cadeva, ruotava e marciva e chiedeva di più, chiedeva di più.



Un' opera d'arte senz'anima. L'amore della terra... secco, inaridito, frantumato. Mal nutrito. Non nutrito. Un solo gesto ed è tutto in piccoli pezzi, ormai cocci. I più grandi da raccogliere ed incollare. I più piccoli, trascurati. Macerie da eliminare.


Ti ho detto cose macabre, mostrato pose squallide

che non si dicono, però ti piacciono.



C'è un certo fascino nel farsi male. Voler capire fin dove si può arrivare, varcare i propri limiti che chi ci ha imposto, poi? Oltre, oltre, oltre. C'è qualcosa che attira, come un magnete, come un sortilegio. E' morboso. Farsi male e cicatrizzarsi. Farsi male e cicatrizzarsi. Ferirsi e farsi ferire. Sanguinare e tamponare. Non si capisce più cosa è male e cosa è bene. Come ti senti? Che senti? Hai parole per definire? Senti. Ti senti. Hai mai trovato di meglio?


Non credere nelle favole e ai castelli sulle nuvole.

Non c'è casa alla fine delle briciole.



E' un modo deviato. Forse. Ho sentito. Questo è ciò che mi importa.


Ha visto l'inferno nel buco del cesso.

Col latte si aiuta a sputare tutto quello che sta dentro.



Giorni a perdere. Sintomi silenziosi. Brividi. L'aria che manca. Come sentirsi due mani da dietro che ti afferrano i fianchi, che affondano le dita nella carne, che infilzano le unghie nel bacino. E tirano, tirano via a metà del tuo corpo quello che c'è dentro. I piedi inchiodati. Un vuoto d'aria all'altezza del torace. Conati. E voglia di gridare. E non poterlo fare.


Ora ti guardo e graffio la tua anima,

sulla tua lingua lascio sciogliere la mia sessualità.

E resti piccola che è pratico, sei piccola ed è pratico

lasciarti lì nell'angolo e riprendermi il giocattolo.



L'inconsapevole voglia di ribaltare tutto, di raccogliersi e ricominciare. Colpire, distruggere, annullare. Rivincita. Dimostrare a sé stessi di poter.fare.qualsiasi.cosa. Adrenalina in vena. Sinapsi in fermento. Elettricità in corpo.


Perdi fiducia e perdi credibilità.

Sei un'anarchica, una lesbica, una super femmina.

Sei così piccola, che strano farti così stronza.

Sei il vuoto che mi circonda.



Colpiredistruggereannullare.

Colpiredistruggereannullare.

Colpiredistruggereannullare.


L'aria che sfugge al tuo tempo diventa la rabbia che mi nasce dentro.



Colpiredistruggereannullare.

Colpiredistruggereannullare.

Colpiredistruggereannullare.


Mi rubi tempo e mi scolori l'anima. Per me i tuoi sogni sono incubi, senza alcuna verità.

Sei così brava ad elargire fiele e carte false. Sei il male che mi confonde.

Perdi il controllo e perdi la serenità. Sei così pallida, squallida, vagamente angelica.

Sei così pccola che riesco a metterti da parte. Tu sei il male che mi risponde.



E sentirsi vuoti e al contempo troppo pieni. Pieni di sé, così pieni i sé. Da implodere e poi esplodere. Da farne coriandoli per carnevale, dove gli scherzi non valgono e non servono e non esistono. Da farne riso sugli sposi, senza abito bianco, senza bacio davanti alla folla, senza taglio della torta e champagne. Sentirsi troppo pieni. Quel troppo che è niente adesso, perché da soli non si arriva da nessuna parte.


Ci vorrebbe un male da dividere. Ci vorrebbe sesso in cui ricredere.

C'era una volta la bellezza di esser facile.






On air:

La Nana - Juda & il circo di Juda

Cose macabre - Juda & il circo di Juda

Il sarto - Juda & il circo di Juda

12 commenti:

ImTheMadcap ha detto...

Siamo tutti pieni di Niente, ma alcuni Niente pesano più di altri.

RycaRebel ha detto...

Quanto diventano tali, pesano tutti allo stesso modo. Come macigni o come granelli di sabbia.

ImTheMadcap ha detto...

Non so.
Forse dipende dalla persona che lo porta.
Forse è come uno scarabeo che spinge la sua palla di sterco, e più la fa rotolare nella speranza di disfarsene e più si accresce.
Forse basterebbe lasciarlo in un angolo, che non pesa così tanto come sembra.
Forse.

RycaRebel ha detto...

:D Bello l'esempio dello scarabeo!

ImTheMadcap ha detto...

u.ù

RycaRebel ha detto...

Non fare quella faaaaccia :D

maledetti_architetti ha detto...

azz...o

questo post è di una bellezza (interiore) strabiliante!

(please... qualcuno mi richiuda il mento )

 

RycaRebel ha detto...

*stende la manina per chiudere il mento*

ilprostituto ha detto...

C'è ancora la voglia di essere semplici però.
Quanta amarezza.
Quanta rabbia e dolore.

E non puoi bruciare tutto e ricomiciare.
O illuderti di poterci riuscire.

Siamo piccole scatole vuote (all'inizio) in cui tutto ciò che entra mai esce.
Siamo sempre incompleti.
e nessuno conosce veramente la completezza.

Forse però hai l'illusione di toccarla quanto ti innamori.

Tecciolì, non so se ti piace sto nome che ti ho affibbiato, ma mi fa pensare che anche in te c'è una grande esplosione. Devi solo trovare la miccia.
:)

RycaRebel ha detto...

Mi piaceva già prima questo soprannome, ma adesso che me ne hai dato questa immagine, mi piace ancora di più :D

:***

ilprostituto ha detto...

:*
ciao buona domenica

RycaRebel ha detto...

Anche a te Prosty :D

Follower